Abbattere i pregiudizi

Una mostra a Casa della Memoria racconta la deportazione di questo popolo con documenti che riproducono le lettere di licenziamento o i cartelli per vietare l'ingresso nei luoghi pubblici di Francesca Romana Cicero
Alla Casa della Memoria e della Storia di Roma, in occasione delle celebrazioni del Giorno della memoria, che ricorre il 27 gennaio, è stata allestita la mostra«1938-1945. La persecuzione degli ebrei in Italia Documenti per una storia», visitabile fino al 10 febbraio
La rassegna, rielaborazione di quella tenuta al complesso del Vittoriano nel 2004-05, è articolata in 15 sezioni tematiche che riproducono, con chiara e contestualizzata documentazione, la vita della comunità ebraica a Roma. Dagli esordi del'900 nell'Italia Unita, all'avvento del fascismo e delle leggi razziali, dalle persecuzioni e deportazioni, alla Liberazione.
Accorgendoci che «la nostra lingua - come diceva Primo Levi - manca di parole per esprimere quest'offesa», e di fronte alla constatazione che «siamo arrivati al fondo» perché «più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c'è, e non è pensabile», ricorriamo ad Alberto Tancredi, presidente dell'Associazione romana amici d'Israele. A questa persona estremamente garbata ed affabile chiediamo di guidarci nel percorso della mostra.
Quali le finalità della mostra?
Il percorso intende illustrare con scientificità la realtà della comunità del popolo ebraico. Prima dell'avvento del fascismo e delle leggi razziali si trattava di una comunità integrata: gli ebrei erano medici, scienziati, fedeli servitori della patria, insegnanti etc. Poi, con l'inesorabile, progressiva, ghettizzazione della comunità, la religione non è stata più considerata degna d'esistere. E la mostra è la testimonianza di ciò che è accaduto.
Il popolo non è forse stato degno della sua cittadinanza?
Con le leggi antiebraiche del 1938-1939 questi sono stati allontanati dalle scuole pubbliche, dall'esercito e dagli ospedali; inoltre non dovevano pubblicare libri o rappresentare opere teatrali. Sono stati cancellati dalla vita della nazione. In mostra sono visibili riproduzioni delle lettere con le quali gli ebrei venivano licenziati dai loro posti di lavoro o dei cartelli che ne vietavano l'ingresso in alcuni luoghi pubblici etc.
Cominciano le schedature, ovvero il censimento, la registrazione per rendere gli ebrei reperibili e la conseguente confisca dei beni.
Sono tutti tristi presagi di ciò che accadrà. Il 16 ottobre del 1943, tramite quelle infami schedature, 1.000 cittadini ebrei furono portati via da Roma.
La mostra ha un intento divulgativo. I pannelli sono chiari e di piccolo formato.
Si rivolge infatti anche alle scuole. Per catturare l'interesse dei visitatori più piccoli sono stati inseriti disegni, pagelle, vignette o riferimenti facilmente fruibili, quali il divieto di disputare partite di tennis tra ebrei e non ebrei, di ascoltare musica non "nazionale"o di contrarre matrimoni misti.
La mostra si conclude con il ritorno alla vita di quanti hanno vissuto nascostamente o sono sopravvissuti.
La grande maggioranza di essi si sono imbarcati a La Spezia per dirigersi verso Israele e fondare un nuovo stato. Il concetto di Stato era già vivo per gli ebrei alla fine dell'800 e testimonianze al riguardo sono riscontrabili anche nel Risorgimento. La fondazione dello stato d'Israele non è da considerare un risarcimento per la Shoah.
L'Associazione romana amici d'Israele ha curato con la Provincia anche la realizzazione della mostra a Palazzo Valentini «Viaggio della Memoria - Binario 21», visitabile fino al 6 febbraio. È una sorta di ideale completamento di quest'esposizione?
Non esattamente, se non che ogni evento ed iniziativa approfondiscono tematiche ed aspetti di queste tragiche pagine della storia. La mostra è incentrata su uno specifico fatto di deportazione avvenuto sul Binario 21. Si trattava di un binario segreto, nascosto, costruito sotto la stazione Milano Centrale, dal quale sono partiti a più riprese, dal 1943 al 1945, convogli che trasportavano gli ebrei italiani e stranieri, rastrellati in città e in altre zone del Nord Italia, verso Auschwitz-Birkenau. Dei 605 deportati, partiti il 30 gennaio del 1944 e arrivati ad Auschwitz una settimana dopo, il 6 febbraio, 97 uomini e 31 donne furono selezionati per il lavoro. Tutti gli altri (tra cui circa 40 bambini) furono uccisi col gas il giorno del loro arrivo. Soltanto 20 sono sopravvissuti.
Date le finalità divulgative, entrambe le iniziative sono ad ingresso libero.
Casa della Memoria e della Storia, Via San Francesco di Sales, 5. Fino al 10 febbraio 2012. Orario: dal lunedì al venerdì, 9.30 - 20 - sabato e domenica chiuso. L'iniziativa è a cura dell'Associazione romana amici d'Israele con pannelli della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea CDEC onlus di Milano ed è promossa da Roma Capitale - Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico, Dipartimento Cultura - Servizio Programmazione e Gestione Spazi Culturali in collaborazione con Zètema Progetto Cultura. Consulenza Liliana Picciotto, Michele Sarfatti. Informazioni: tel.: 06 6876563 - contact center 060608 (tutti i giorni dalle 9 alle 20)
alle 21:22
isabella Musumarra
Carissimo, Carissimo, PRIMO LEVI : lmpossibile impensabile piu' giu'.....peggio.