Abbattere i pregiudizi

Loro, i Klezmatics, come si può dedurre dal nome, sono devoti al klezmer, genere figlio della tradizione ebraica ashkenazita un tempo assai diffuso nell'Europa dell'Est, aprendolo però, con spirito d' avanguardia, al jazz al folk, al rock. Lui, invece, è Joshua Nelson, tra i migliori interpreti di gospel, erede designato della leggendaria Mahalia Jackson. Un gruppo superstar, caposcuola della New Jewish Music, e un cantante idolo della comunità nera ebraica di New York, portabandiera di due generi così lontani, ma anche così vicini, che questa mattina sono saliti insieme sul palco del Teatro Manzoni nel penultimo appuntamento del 2011 di «Aperitivo in concerto». Un'ibridazione vera e propria, in realtà già sperimentata dagli stessi nel disco del 2004 «Brother Moses Smote the Water», che viene catalogata sotto il nome Kosher Gospel, di cui Nelson rivendica con fierezza la paternità, essendone stato il primo artefice.
Sarebbe riduttivo limitare la contaminazione a una fatto esclusivamente musicale, perché nella fusione tra i due generi c'è la storia di due popoli vessati. Da una parte gli schiavi afroamericani, dall'altra gli ebrei del Novecento, vittime di ingiustizie e persecuzioni. Un incontro favorito dallo spirito cosmopolita del gruppo capeggiato dal trombettista Frank London che, dopo aver ottenuto riconoscimenti per lo sviluppo di un' intuizione nata fra gli intellettuali dell' East Village (traghettare verso la contemporaneità la musica delle tradizione yiddish), ha riunito intorno a sé personaggi della scena d'avanguardia statunitense, dal sassofonista John Zorn al chitarrista Elliott Sharp, dal poeta Allen Ginsberg al drammaturgo Tony Kushner, passando dal mito del folk Woody Guthrie agli ex Led Zeppelin Robert Plant e Jimmy Page. Gospel e klezmer quindi vanno a braccetto attraverso brani in yiddish e in inglese, due voci emozionanti, quella bianca di Lorin Sklamberg, e quella black di Joshua Nelson. Inoltre, gli arrangiamenti raffinati che rivelano nuovi volti di classici come «Elijah Rock», «Brother Moses Smote the Water», lo struggente canto messianico «Shnirele, Perele», o «Oh Mary Don't You Jeep", lo spiritual riportato in vita quaranta anni fa dal grande Sam Cooke.
(Paolo Carnevale sul Corriere della Sera)
Alcuni dati:
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