Abbattere i pregiudizi

Poche forme di spettacolo vivono della commistione di ridicolo e tragico, di una miscela di comico e grottesco capace di offrire un messaggio espressivo leggero e insieme profondo. Il circo, di sicuro, con i suoi clown e il loro universo dolce-amaro. E il mondo del teatro e della musica klezmer, cioè le forme di espressione delle comunità ebraiche dell'Europa Orientale. Sterminati e dispersi dai pogrom prima e dal Nazismo poi, ebrei russi, polacchi e balcanici sono fuggiti dai loro «shtetl», i villaggi-ghetto, ma la loro cultura e le forme di intrattenimento hanno continuato a circolare, aprendosi negli ultimi decenni a una felice rinascita che trova fan entusiasti anche nelle platee dei non ebrei.
Ha puntato quindi sull'universalità dei due generi Adriàn Schvarzstein, argentino di Buenos Aires vissuto in Italia, Israele e Spagna, che ha creato «Circus Klezmer», spettacolo che si nutre delle profonde affinità fra arte circense e tradizione ebraica orientale, capaci di tenere il pubblico in bilico fra commozione e risate. Al Parenti da martedì scorso, «Circus Klezmer» è insieme una parata di numeri da circo e un gustoso modello di comicità yiddish. Ideatore, regista e attore, Schvarzstein racconta la storia di un matrimonio che rischia di saltare perché il matto del paese ha perso le fedi dei due sposi. E mentre gag e trovate si susseguono, stacchi musicali invitano alla danza, scambi verbali e canzoni risultano comici e patetici in virtù della loro sostanziale incomprensibilità, visto l'uso della lingua yiddish, nel racconto si fa strada una dimensione onirica, con una sposa volante fra veli bianchi che fa pensare a Chagall e gli spettatori in sala direttamente coinvolti in quella che, con tali premesse, non può che essere una festa di nozze indimenticabile.