blogo, informazione indipendente
Logo Blogosfere

Congresso dell'UCEI

Elena Fuoridalghetto avatar Martedì 7 Dicembre 2010, 08:58 in Current Affairs di Elena Fuoridalghetto

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con il presidente dell'UCEI, Renzo Gattegna

In questi giorni è riunito a Roma il Congresso dell'Unione delle Comunità Ebraiche italiane.

Ieri, tra gli altri, sono intervenuti il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alcune delle massime autorità dello Stato, la storica Anna Foa che ha dedicato il suo intervento alla storia degli ebrei italiani a 150 dall'Unità nazionale.

Riporto qui di seguito il discorso del Presidente (al momento uscente) dell'UCEI, Renzo Gattegna

Illustre e caro Presidente Napolitano,

la Sua presenza alla cerimonia di inaugurazione del nostro Congresso quadriennale è fonte di orgoglio e di vera gioia.
Non voglio usare parole retoriche né voglio rivolgere a Lei  un saluto puramente formale, perché invece sento nel profondo del mio animo il grande significato del Suo essere oggi qui tra noi.
Giunto alla scadenza del mandato quadriennale di presidenza dell'Unione, considero una grande fortuna aver avuto tante occasioni di incontro con Lei nel corso di eventi più o meno solenni; naturalmente tutto ciò non è avvenuto per caso e io ho percepito, fin dalle prime occasioni, da parte   Sua grande disponibilità, considerazione e  amicizia  nei confronti delle comunità ebraiche  e di coloro che le rappresentano.
Sento di interpretare il sentimento di tutti gli ebrei italiani nel definire memorabili i Giorni della Memoria che si sono ripetuti il 27 gennaio di ogni anno e che sono stati trasformati, per Suo merito, in grandi e significative occasioni di diffusione di cultura, di conoscenza e di coscienza civile per tutti e in particolare per i giovani e gli studenti.
Non ci è sfuggito il significato della Sua accoglienza, ogni anno, nelle sale del Quirinale; sono stati momenti nei quali la solennità non è stata fine a se stessa, ma è servita per  incidere nella memoria e per creare e consolidare una tradizione che pone i valori fondanti della nostra nazione e della nostra democrazia  ai livelli più alti.
Queste e molte altre sono state le occasioni nelle quali abbiamo sentito quanto fosse importante che il Presidente della Repubblica  tenesse vicino a sé i rappresentanti dell'ebraismo italiano, una vicinanza che aveva il significato di esprimere la considerazione per la partecipazione degli ebrei alla vita nazionale, con la loro cultura e le loro tradizioni.
Questo si ricollega alla bella definizione delle Comunità Ebraiche che viene data, in quel fondamentale documento che è l'Intesa con lo Stato Italiano: "Formazioni sociali originarie".
Come se  queste avessero svolto la funzione di cellule embrionali dalle quali la nostra nazione e i suoi valori civili e morali sono nati e si sono formati.
Non è stato un fatto casuale, per noi è stata una scelta spontanea e naturale  farLe pervenire quell'invito, che Lei ha avuto la cortesia e la sensibilità di accettare.
Ora che Lei è qui posso esplicitare un  intimo sentimento: speravo ardentemente che Lei accettasse e avevo dentro di me la solida certezza che, a meno di motivi di forza maggiore, Lei non avrebbe deluso le nostre aspettative, come mai le ha deluse in tanti anni.
Se sorprese abbiamo avuto da Lei, Illustre Presidente, sono sempre state eccezionalmente positive; da questo deriva la nostra ammirazione e la nostra gratitudine per il prestigio che la Sua opera assicura al nostro Paese.
Concludo riconfermando un impegno che  tocca profondamente corde sensibili dell'animo degli ebrei italiani i quali, quando gli è stato consentito,  hanno profuso  impegno, entusiasmo e  generosità  nel fare dono all'Italia delle proprie risorse materiali, morali e culturali e anche delle loro vite.
Basti ricordare il grande apporto dato al Risorgimento, all'Unità della Nazione, di cui iniziamo a festeggiare i 150 anni, alla Prima Guerra mondiale, che ha visto numerosissimi ebrei arruolati nell'esercito in tutti i gradi, da generali a semplici soldati, alla Resistenza contro le dittature; sempre hanno manifestato  fedeltà agli ideali,  senso di appartenenza e  spirito di sacrificio.
Sappiamo tutti come purtroppo gli ebrei furono ricambiati dal fascismo, che perpetrò un atroce tradimento, promulgando le leggi del 1938 e ponendosi al fianco dei nazisti nelle persecuzioni e nella "soluzione finale".
Ebbene, anche fortificati da tragiche esperienze del passato per la difesa della libertà, dell'uguaglianza, della democrazia  e di tutti i valori solennemente enunciati nella nostra Costituzione, gli ebrei non hanno mai smesso di lottare e tengono ben alta la vigilanza.
Sappia caro e illustre  Presidente che, per difendere questi valori, dei quali Lei è il sommo custode e tutore, gli ebrei italiani saranno sempre al Suo fianco.

(Dalla Newsletter dell'UCEI)

0

Lascia il tuo commento

Accedi con Facebook Esci da Facebook

Attendere la pubblicazione del commento

Seguici

Iscriviti ai nostri feed rss. Leggi in tempo reale tutti i post pubblicati dal blogger!

Post in evidenza su Blogosfere