Abbattere i pregiudizi
Le risposte sono le più varie: per tradizione, per decoro, come segno di appartenenza a un determinato gruppo. Chi abita le terre della Siberia e dell'Alaska non ha dubbi: per ripararsi dal freddo! Ricordo un tizio, in Egitto, che togliendosi la kefiah e mostrandomi la pelata mi disse: Pensi che avrei la stessa aria autorevole senza di questa?.
Se, in Occidente, la gente usa meno indossare i cappelli (anche le coppole siciliane e i berrittas sardi sono relegati a oggetto di folclore, buoni per le feste paesane), in gran parte del mondo i copricapo si usano ancora. Tanti sikh indossano il turbante come segno distintivo, anche se non religioso, per raccogliere i capelli che molti di essi non tagliano mai. In Turchia si possono ancora vedere i tradizionali fez, i taqiyya, o i cilindrici tarbush, rosso scuro. Un tempo il tarbush era imposto dagli ottomani come unico copricapo ammesso nei loro territori, per gli appartenenti a qualun- que religione. Così si trovano ancora oggi in Israele ebrei che portano il tarbush. Ci sono poi i religiosi sciiti, che indossano il turbante bianco o nero: il nero è esclusivo dei sayyid, dei discendenti del Profeta Muhammad.
Molti arabi o beduini indossano la kefiah, o una delle sue varianti, in colori bianco, rosso o nero: quella bianca indica gli uomini d'onore e gli anziani; la indossava anche Lawrence d'Arabia. Arafat dal '67 ha imposto la moda della sua kefiah a scacchi bianca e nera divenuta simbolo di Al Fatah, mentre quella bianca e rossa lo è del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.
Gli ebrei osservanti devono sempre stare a capo coperto, in tutti i momenti e in tutti i luoghi, per rispetto al cielo di Dio, che sta di sopra. Alcuni si limitano alla kippah, lo zucchetto; ma gli ortodossi indossano cappelli di feltro nero, a bombetta o a falde larghe, sotto i quali danzano i ricciuti cernecchi.
Alcuni di essi portano lo shtrymel di pelliccia. Sono retaggi del Settecento, dei tempi in cui i loro progenitori abitavano le pianure della Polonia, dell'Ucraina e della Russia. Perché li indossano ancora?
E spesso sotto il cielo infuocato di New York o di Gerusalemme, dove costituiscono un vero tormento.
Solo come segno di appartenenza?
No.Non solo mi dice un ebreo ortodosso ma voi goyim (= gentili) non potete capire. Come si può spiegare la nostra vita? Quello che ci fa sussultare il cuore? A voi sembrano solo stranezze. I copricapo per gli ebrei rievocano tristi memorie.
Il quarto Concilio lateranense, del 1215, impose a tutti gli ebrei di indossare una fascia gialla sui vestiti e un bizzarro copricapo per contraddistinguerli e umiliarli. In Olanda nel XVI secolo agli ebrei era imposto di portare un cappello con una coda di volpe: lo stesso segno distintivo che dovevano mostrare i disabili, i mendicanti e i lebbrosi quando potevano mescolarsi con i normali durante le feste. Forse ha ragione quell'ebreo: il cappello un tempo indossato come pedaggio d'umiliazione, è ora portato come segno di ricordo e di distinzione.
Ma sono cose che, se non si hanno nei cromosomi della memoria, non si possono comprendere.
Tra i copricapo religiosi più suggestivi ci sono le incantevoli mitre dei vescovi, specialmente di quelli delle Chiese ortodosse e d'Oriente.
Ci sono gli appuntiti cappucci neri dei monaci armeni, che ammantano tutta la schiena: simbolo del sublime monte Ararat che s'innalza dalla loro terra martoriata, sul quale, si dice, approdò l'arca di Noè. I monaci della Chiesa siriana indossano un copricapo diviso a metà, che ha una storia curiosa. La tradizione lo fa risalire al primo monaco, Antonio del deserto. Al quale un giorno Dio chiese, in visione, di fabbricarsi un copricapo, in ricordo del celibato che aveva abbracciato.
Lui fece esattamente come Dio lo aveva istruito, ma nella notte venne satana per strapparglielo. Lottarono: il monaco ebbe la meglio, ma il demonio gli strappò il cappello in due. Per questo il copricapo dei monaci siriani ha una vistosa cucitura in mezzo: per ricordare che satana è ovunque e che bisogna sempre lottare contro di lui. Per i religiosi cristiani, comunque il copricapo è sempre un ricordo della corona di spine portata da Gesù nel momento della condanna a morte.
Mi sono dilungato sui cappelli dei maschi. Per le femmine, la storia è più complicata. Le donne ebree ortodosse coprono il capo quando si sposano: il velo diventa una vistosa fede nuziale. C'è anche la particolare tradizione seguita da alcuni gruppi religiosi ebrei, che obbliga le donne a radersi il ca- po... ma a indossare parrucche: quasi sempre fatte di capelli veri - spesso più belli di quelli autentici.
Contraddizioni dell'ebraismo!
Gran parte delle seguaci dell'Islam, esce di casa con il capo coperto.
Ci sono controversie: alcuni interpreti del Corano affermano che il libro sacro obbliga le donne solo a coprirsi il seno e le parti intime; altre letture più restrittive del testo affermano che le donne debbano essere tutte coperte, ad eccezione del volto e delle mani. Così, col tempo sono nati i vari: hijab, chador, nikab, fino a giungere al burqa sotto il quale la femminilità si dilegua in fantasmi. Il motivo?
Come simbolo di purezza, di pudore, di sottomissione all'islam. È per ricordarci di pregare e per non essere importunate da sguardi maliziosi, dice una ragazza islamica. Ma non tutte la pensano così.
Ci sono donne musulmane che vedono nel velo il sigillo del predominio d'una cultura tipicamente maschilista. Trasportati in Occidente questi simboli religiosi - che hanno una loro storia che spesso fatichiamo ad afferrare - sembrano, secondo alcuni, in contrasto con una visione laicista dello stato. A volte ottusamente rigida. E nascono polemiche.
Ma perché fin dai tempi antichi di tanto in tanto s'è voluto nascondere i capelli? Quando poco c'è di più bello e libero dei capelli che volteggiano nel vento. Forse perché i capelli sono un dirompente simbolo di sessualità e di forza. Ne sono esempi il biblico Sansone; e la mitica, terribile, Medusa, con serpenti al posto dei capelli.
Una stravagante leggenda della cabbalà, la mistica ebraica, narra che la prima moglie d'Adamo in realtà era Lilit, una bellezza mozzafiato con una conturbante chioma rossa. Adamo si trovava in imbarazzo con quella donna così spavalda, e chiese a Dio di scacciarla dall'Eden. Dio acconsentì e fece per lui, da una sua costola, Eva, che egli accolse subito come più rassicurante e dolce compagna. Lilit divenne regina dei demoni. Per colpa dei capelli. Chissà!
Un tipo di Gerusalemme una volta disse: Sapete perché in questa città santa così tanta gente, arabi, ebrei, armeni, indossano cappelli?
Come simbolo di appartenenza, sicuramente, o per motivi religiosi, come atto di riverenza verso il cielo.
Ma anche... si dice che Gerusalemme sia il posto più vicino al paradiso.
E quando si è così esposti al cielo, non è mai male starsene un po' nascosti sotto un cappello!.
Da Città nuova
Si dice che l'usanza ebraica maschile di portare il cappello derivi da un antico uso cortese tra gli uomini in generale indipendentemente dalla loro religione di abbassare e togliere il proprio cappello ogni qualvolta si riteneva ci fosse qualcuno di fronte che era considerato superiore a sè per una qualsiasi motivazione e ciò non era in uso invece tra le donne.Per l'ebraismo ogni uomo è figlio di D-o tanto che non esistono i sacramenti ,non esiste la funzione sacramentale del rabbino, il rabbino per questo può sposarsi in quanto uomo come gli altri e non esiste sempre per la stessa ragione la confessione perchè essendo per gli ebrei ogni uomo figlio di D-o ogni uomo ha la possibilità di comunicare " direttamente " con esso,non c'è un uomo che abbia più potere rispetto all'altro di fronte a D-o ed è per questo che in ambito ebraico maschile verrà adottata l'usanza di mettere il cappello anzichè toglierlo ,come per dire che nessun uomo di fronte a nessun altro avrebbe mai più dovuto sottometersi abbassando il prorpio cappello neanche simbolicamente perchè di fronte a D-o siamo tutti uguali e non c'è per l'ebraismo gerarchia che tenga tanto che il colore della papalina può essere qualunque e anche la sua forma i quali non indicano nulla.Quinda la kippà ci ricorda costantemente di essere umili ricordandoci che sui nostri capi c'è D-o l'unico che si può ritenere superiore.
Fa sempre piacere essere utile ;) Buona Pasqua ad entrambi :)
Anch'io in quegli anni felici (perché ero più giovane... sono felice anche oggi) portavo il cappello.
Possiamo senza dubbiodarci del tu. Grazie per la collaborazione e per la visita al mio blog.
:D
Molto interessante, grazie
ciao
alle 13:57
Abdel Nur
Tutto molto interessante, sia il post sia il commento di Micol, di cui ricambio il saluto rivoltomi altrove.
Chioso a proposito del velo femminile nella tradizione islamica. E' vero, vi sono interpretazioni differenti a proposito dei versetti coranici che prescrivono il pudore nel vestire - sia per ciò che riguarda le donne sia, ancor prima, per ciò che riguarda gli uomini. La dimensione inderogabile in cui il velo è considerato obbligatorio è quella del culto; oltre ad essa l'adozione del velo rimanda sia a motivi antropologici - la concezione semita della dimensione familiare e sociale, innanzi tutto - sia ad un più complesso orizzonte di significati che riscontra nel femminile un indizio di sacralità. E' interessante notare, ad esempio, che il Profeta stesso - Pace e benedizioni su di lui - indossò un mantello sul capo proprio in seguito alla prima rivelazione del Corano, similmente a ciò che avvenne a Mosè - Pace su di lui - in occasione della Rivelazione sinaitica, che festeggiate in questi giorni. E' un discorso molto lungo ed interessante, come tutto quel che avete scritto finora.
A proposito della kippà, mi permetto di contribuire con un vecchio detto che sentii a proposito del voto di nazireato. Si dice, infatti, che quando un nazireo pronuncia i suoi voti, l'Altissimo gli pone una mano sul capo, ed è perciò che egli non taglia i capelli fino al proscioglimento dai voti. E' così che qualcuno ha visto una corrispondenza tra l'adozione della kippà sulla parte alta della nuca ed il posto ove la benedizione divina s'appunta. Ciò d'altronde è del tutto coerente a quel che diceva Micol nel commento precedente.
Pace su di voi.